logo1.jpgQualche anno fa, pochissimi a onor del vero, ci siamo interessati al dibattito sui diritti d’autore, essendoci trovati a confrontarci con situazioni che richiedevano una certa consapevolezza da parte nostra. Formati sulle pagine di Wu Ming e dello sterminato materiale trovato in rete, ci siamo schierati con copyleft e opensource, ammirando il lavoro di portali come liberliber, e il loro processo di diffusione culturale priva di orpelli. Rifiutare il superfluo è la parola d’ordine, in un periodo storico dove il superfluo spadroneggia. E allora accogliamo con gioia, riservandoci di essere come sempre contrari in qualunque momento, la notizia di una Biblioteca online promossa, tra gli altri, da Unesco e Google. Ma visto lo scarno comunicato Ansa, alcune domande sono lecite. Il fatto che si tratti di un passo avanti di tipo culturale, nel senso di sintomo di un lieve cambio di mentalità, è indubbio. Ma puzza che i testi coinvolti saranno solo quelli già liberi da diritti d’autore: per fare un esempio, quelli di autori scomparsi da più di sett’antanni, fatti salvi casi eccezionali (vero Disney?). Vista così il cambiamento non è poi sostanziale, dal momento che non si fa altro che tralasciare il nodo gordiano, che andrebbe invece reciso d’un colpo.

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