pitigrilli_dino_segre.jpgContinuiamo le avventure di Dino Segre: i suoi rapporti col Fascismo, contraddittori e misteriosi, i suoi rapporti con le donne, i suoi rapporti coi tribunali.. L’episodio della congiura di Jona , ben riportato da Magrì in Un italiano vero: Pitigrilli, ha in sé i germi del romanzesco, e ben rappresenta tutta la vita di Piti.

Pur rimanendo legato a Matarelli e alla Sonzogno, fondò una rivista, «Le grandi firme», quindicinale di novelle, e interruppe definitivamente la relazione con Amalia Guglielminetti. I due si lasciarono parecchio male, alimentando grandi polemiche sulle rispettive pubblicazioni.. Storie da rotocalchi… Nel frattempo l’Italia fascista lo considerava ormai un corruttore di costumi, un pornografo, un sovversivo, pur se, leggetevi i suoi libri, di pornografico c’è ben poco. Tra il dicembre del ‘26 e il marzo del ‘27 «Il Popolo d’Italia» e «Il Regime Fascista», avviarono contro di lui una campagna denigratoria, accusandolo di essere un anti-italiano, un maniaco sessuale e un cocainomane pederasta. Dalla sua rivista Pitigrilli rispose colpo su colpo alle accuse rivoltegli, manifestando tutto il proprio disprezzo per il fascio, ma dimostrò di temere Mussolini, lasciandosi talvolta andare all’adulazione nei confronti di una figura che lo affascinava. Nel frattempo si formalizzarono le accuse di oltraggio al pudore per le quali venne ripetutamente convocato in tribunale riuscendone comunque sempre assolto. Gli anni successivi videro Pitigrilli impegnarsi a fondo nella gestione di periodici di carattere letterario sui quali proseguiva i suoi interventi antifascisti e introduceva frequenti attacchi all’ex amante Amalia Guglielminetti. In questo periodo si fece numerosi nemici, non solo tra i fascisti. L’11 gennaio 1928 venne arrestato con l’accusa di offese alla persona di Mussolini. Si trattava di una congiura intessuta da Anselmo Jona, ex dipendente e fervente fascista, deciso a vendicarsi per il licenziamento subìto. Dino Segre uscì dalla spinosa situazione anche grazie alle simpatie di cui godeva su qualche piano alto del regime, riuscendo a smascherare l’intrigo ordito ai suoi danni e a far condannare i suoi stessi delatori. Ritrovata una certa tranquillità con l’archiviazione del processo, a cinque anni dall’ultimo volume, uscì nell’agosto del 1929 L’esperimento di Pott. La notorietà di Pitigrilli, rinfocolata dai recenti avvenimenti giudiziari e dalla quinquennale assenza di romanzi, condusse ancora una volta a ottime vendite. Nello stesso anno Pitigrilli tenne una serie di conferenze in Italia e in Europa, trovando un altro sbocco per la sua esuberante personalità.

Con gli anni Trenta si inaugurò un nuovo corso nei rapporti tra Fascismo e Pitigrilli, che entrò nel libro paga dell’OVRA, il servizio segreto fascista, nel maggio del 1930, assunto come informatore per la Francia. Esattamente un anno dopo, nel maggio del 1931, mandò in omaggio a Mussolini la prima copia del suo nuovo libro, I vegetariani dell’amore, che segnò il suo ritorno alla forma racconto.

Sposatosi con Reri Senigallia, continuò la sua opera spionistica occupandosi del gruppo ebraico torinese e dei fuoriusciti in Francia, contribuendo alla retata di Torino del 15 maggio 1935. Venuta a galla la delazione di Segre, l’OVRA temette un suo doppio gioco per recuperare la fiducia degli intellettuali antifascisti. Il MinCulPop, a firma dello stesso Mussolini, negò allo scrittore il permesso di ripubblicare i suoi primi romanzi.

Nel 1936 lo scrittore fece un incontro cruciale: a causa di un incidente automobilistico conobbe Lina Furlan, avvocatessa che sarebbe diventata sua fedele compagna. Contemporaneamente sembrò abbandonare l’attività spionistica e scrisse il romanzo Dolicocefala bionda, probabilmente il suo romanzo più riuscito.

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