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Ricordati di quel saltimbanco, perché un sorriso così lo ritroverai solamente accanto alle Uri che danzano per i loro morti. È la soddisfazione del randagio.

Pennabilli danza sul proprio letto acciottolato. Segna il tempo e spiega il tempo.

Non dimenticare la passione di quel saltimbanco, perché è rara e preziosa. È un palinsesto intravisto e tradotto, visibile invisibile testimonianza del nostro tempo. Pennabilli si sveglia nell’ottimismo.

Ed io?

Io seguo, ricomincio e inciampo: l’eterno ritorno del fallimento nel campo di forma dove l’indolenza regna. Lavoro fra una pausa e l’altra. Ma è solo un illusione dei sensi, come un gioco prospettico da archeologia filmica. Sono fotogrammi dilatati nel tempo, paradossi di Zenone, 24 inermi frecce al secondo.

E guardo quel saltimbanco ridere, mi sento Usain che taglia il traguardo mentre guarda il tempo e piega il tempo.

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