Una delle poche certezze che possiamo riconoscere è che non tutto quello che compare su questa rivista è condivisibile. Ma mica si può condividere sempre in toto quello che compare su una rivista dove scrivi tu, caro scrittore, caro giornalista, o che tu leggi, caro appassionato, caro lettore. Comunque. Oggi è stata pubblicata la seconda parte di un’intervista abbastanza interessante, un’intervista ad Anna Maria Campogrande, presidentessa di Athena, che poi sarebbe un’associazione per la difesa e la promozione delle lingue ufficiali della Comunità Europea. Per ora di lingue abbiam parlato poco, ma abbiamo in programma un altro incontro su una serie di argomenti che le interessano molto, tipo la politica linguistica dell’Unione Europea, l’egemonia dell’inglese e via di questo passo. Finora abbiamo solo fatto delle chiacchiere informali su argomenti di genere: vario. Tipo la situazione politica italiana, la pubblica amministrazione. Si tratta di considerazioni molto generali, la signora Campogrande non è entrata quasi mai in ambiti specifici, ma si tratta di un intervento interessante, la lettura è consigliata. Lo trovate qui.
Una precisazione. All’affermazione
“Quando, a Roma, un cittadino italiano prende a botte un cittadino rumeno perché quest’ultimo gli ha rubato il portafoglio, non si esaminano i fatti ma si comincia a gridare contro il razzismo e la xenofobia che non hanno relazione alcuna con l’accaduto”
sono insorto. Mi sono limitato, però, son stato bravo. In altri contesti inizio a insultare le persone, agitandomi come un idiota. Invece stavolta ho reagito così
Mi permetta una considerazione: la deriva attuale a partire dai media che ogni giorno evidenziano notizie riguardo gli immigrati nel nostro paese non sembra tanto corrispondente a un’immagine di paese aperto e accogliente. L’impressione è che si stia cercando di costituire una sorta di clima di paura e che l’operazione, snaturando certi caratteri della nostra personalità, stia riuscendo. Pensare ai temi scritti dai bambini delle elementari o ad alcuni loro disegni è un segnale d’allarme che va colto. Anche perché indica quanto possa fare la Scuola in questa direzione.
Proprio una persona matura, faccio dei gran progressi. In realtà poi il discorso è finito altrove, o meglio è ritornato sui binari dell’importanza della pubblica istruzione, che poi è il tema portante dell’intervista, quindi abbiamo un po’ tagliato questa divergenza. Tanto più che su come la pensiamo qui nell’Heyoke Project l’abbiamo già trattato qui, almeno in parte.
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1 user commented in " Backstage di “Italia, Europa: che fare?” "
Follow-up comment rss or Leave a TrackbackEh, moderazione ci vuole di ’sti tempi… sapersi trattenere almeno un minimo, sennò va a finire che non si parla più con nessuno… scazzo, insomma.
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