Pubblichiamo questo racconto con mille pensieri. Uno riguarda di sicuro l’insolita concisione del titolo. Un altro è che sarebbe una gioia, un giorno, avere una prefazione di lucapq.
CASA
Maria, le ho detto, Maria, vieni qui e dammi un bacio, sembrava così felice che la desiderassi, che avessi bisogno di lei, io Maria la desideravo sempre da morire. È venuta in camera da letto. Ero felice anch’io, come un bambino che pregusta il gioco. Avevo provato così a lungo questo desiderio così intenso e oggi, oggi era il momento giusto, il momento migliore e più adatto per realizzarlo, per tornare indietro, nella mia casa primigenia, da quando mi c’avevano sbattuto fuori non ero mai stato tanto bene da poter dire Sto bene. Forse non ero nemmeno mai stato.
Adesso ci sono di nuovo nella mia casa, non è proprio la stessa, ma è dello stesso genere, ed è questo che conta. E soprattutto ora sono in lei, e per la prima volta in tanti anni mi sento al sicuro, mi sento un maraja dal tanto che sto tranquillo, e sereno e comodo. Sono rannicchiato nel suo grembo senza vita, ma che non è mai stato così perfetto.
Quand’è arrivata in camera l’ho colpita alla testa, è svenuta… Senza fretta le ho praticato con calma e precisione un’apertura nell’addome. Il sangue m’è schizzato in faccia ma non ho provato il disgusto che temevo, le lenzuola macchiate di sangue, il pavimento rosso, è sembrato tutto così irreale, onirico, pensavo quasi che non era vero tutto questo sangue, e quella ferita, in quella ferita io ci sono entrato dentro, non è stato facile me ne valeva davvero la pena, ho infilato prima una mano, poi tutto il braccio e pareva di penetrare nel ventre morbido di un mollusco quando ho infilato l’altra mano, poi una gamba, l’altra, ero tutto dentro, sono tutto dentro, sembra impossibile, fuori uno lo vedeva così piccolo il ventre di Maria,, pareva che un bimbo appena nato fosse già impossibile da tenere dentro di lei, figuriamoci uno come me, alto, grosso, non grasso, per cortesia, non sono un ciccione, sembra, non è, non chiamatemi ciccione. Abbastanza spazio c’era. Mi sembrava che mi stavo addormentando appena entrato, ricordo che ho creduto che fossero i nuovi psicofarmaci che prendevo, quelli con la scatola bianca e gialla, sapevo che non dovevo cambiare i vecchi, lo sapevo… O forse a intontirmi era quel dolce odore di sangue sparso e vivo per tutta la stanza, ma con calma, un pezzo per volta, alla fine ce la stavo facendo a tornare a casa, assaporare questa felicità attimo per attimo, Pensavo, Sta arrivando finalmente, io tra poco divento felice, così pensavo appena sono entrato tutto dentro di lei, quando sono riuscito a infilare anche la testa mi sono sentito scoppiare in mille pezzettini, per poi ricompormi come un puzzle che si rimette insieme da solo, come se ogni tassello fosse sistemato da mani invisibili, e poi una botta di adrenalina estrema, che volevo saltare, correre, gridare, è durato un istante, perché avevo paura di rompere Maria a muovermi così smodatamente, ho fatto un respiro, ho detto, adesso arriva la mia felicità, dentro Maria, Maria il mio amore, Maria la mia casa, ora posso rimanere davvero dentro di lei per sempre.
Mi chiamo Stefano, sono figlio di un avvocato e di una sarta. Mi sono diplomato al Copernico e ho lasciato Economia dopo due esami. Vivo in un appartamento in viale ledra, dove ora sto soffocando, è terribile non respirare, ma ho scelto così, ho scelto di finire in lei, allora prendo il mio amore, lo raccolgo tutto, e scopro che è proprio tutto questo mio sentimento che mi fuoriusciva dal cuore tremolante e spezzato, tento di tenerlo tutto in mano, ma non ci sta mica, e di nuovo provo calore e ancora sonno, sento che si diffondono piano ma inesorabilmente a tutte le altre membra, finchè non mi sentirò spossato. Forse me ne sto andando e la felicità è vicina. Sono stanco.
Mi stanno tirando fuori. Vorrei sapere chi è lo stronzo che mi sta tirando fuori da Maria, sta tirando fuori me che la amo e voglio essere felice dentro di lei. Ma non riesco a opporre resistenza, non capisco più nulla, il mio corpo non risponde, Volevo solo essere felice dentro di lei, dico, urlo, ma mi pare solo che sto prendendo un sacco di botte, sento urla e questo sangue non è più Maria, sono io, ma non capisco da quale ferita, e mi tocco la testa per capire se vien da li, da sopra gli occhi visto che non vedo più molto bene. Tocco sangue sulla mia fronte e capisco quel che succede: c’è un poliziotto che mi strattona e mi colpisce con lo sfollagente. Picchia forte, mi urla una valanga di insulti che nemmeno capisco. Chissà di dov’è. Chissà quanto tempo ho atteso la morte dentro il corpo di Maria, certo tanto se è arrivata la polis. Ma ora non importa questo, importa solo liberarmi da questa stretta e raggiungere la mia fragile compagna ed essere finalmente felice con lei se non mi fanno diventare felice dentro di lei. La finestra è vicina, riesco a liberarmi, è un attimo, sono fuori, vedo il cielo e poi il rosso di questo sangue sugli occhi e per ultimo istante immagino che sto diventando un angelo che vede solo in bianco e nero e che forse Maria mi prenderà per mano e saremo felici.
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1 user commented in " Casa "
Follow-up comment rss or Leave a TrackbackAllora aspetta (e pure parecchio)…per ora accontentati dei commenti.
tipo che questi racconti udinesi stanno prendendo sempre più forma e spieghe alquanto inaspettate. piacevoli però.
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