Quello che proponiamo oggi, contiene in sè quella parte di spirito un po’ guascone, sbruffone, che spesso sappiamo di non poterci permettere. Quello che si è fissato nel genere hard boiled che cosi tanto affascina, perchè soddisfa il desiderio di realtà ed eroismo in una società come quella del Novecento. Ma senza indugiare su modalità saggistiche, ecco a voi “Cazzotti“.
Sono sceso dall’auto, la mia auto per cosi dire sgangherata. Li avevo visti mentre parcheggiavo, mi stavano puntando, e io ridevo sotto i baffi per i loro musi incazzati. Be, una volta sceso, come previsto si avvicinano tutti belli duri e impettiti, sono quattro, un paio avran sedicianni, gli altri due son quei ventunenni che ne dimostrano gia trenta, accarezzati violentemente da calvizie che camuffano alla meglio con un taglio skin. Ma non sono skin con la esse maiuscola, si vede lontano un miglio, sono solo quattro balordi, anzi per il momento sono solo quattro balordi di cui non m’importa nulla. Sono incazzato da morire, ho l’adrenalina a mille, la percepisco fuori da me come un’aura attorno al mio corpo, come un’ombra fisica dal tanto che è reale. Fatto sta che i due vecchi mi si parano davanti, hanno entrambi gli occhi scuri nei quali mi ci gioco il cazzo che chiunque può vederci quanto sono nervosi, son nervosi come fosse la prima volta, magari è la prima volta, la prima volta, di solito, è breve. Niente sorrisi niente parole per qualche secondo, ed è strano, forse son più determinati del previsto, forse non è la prima volta: la prima volta, di solito, è breve. I due gavanelli si affiancano ai loro companeros e, messi in riga così, uno accanto all’altro paiono proprio all’appello del primo giorno di scuola. Alla scuola per balilla. Beh?, gli faccio al più grosso, così per rompere il ghiaccio, che lo vedo che non è molto pratico neanche lui di queste cose, c’è un po’ di imbarazzo nell’aria, aspetta che lo dipano io quest’imbarazzo che si taglia col coltello, Beh? Gli ripeto al più grosso, quello che mi pare il capo, e via un passo indietro, chè gli do sicurezza a loro e creo un po’ di spazio per le grandi manovre. Il bell’uomo si stropiccia il naso con la mano, mi chiede le chiavi dell’auto e il portafoglio. È a circa un metro e mezzo da me, abbastanza lontano da non poter prendere il mazzo che ho sollevato all’altezza del suo naso per un secondo. Infilo l’anello del mazzo di chiavi nell’indice e stringo le chiavi, ho idea che un pugno tirato così fa più male. Continuo a guardarlo negli occhi, pare stupito quando gli dico che può prenderseli entrambi, se ci riesce. Dio sa quante legnate ho preso con questo giochetto, ma alla fine il portafoglio l’ho sempre salvato. Passar per coglione, con certa gente non mi va proprio. Mi brucio il lieve vantaggio che possiedo con un diretto al naso del simpaticone. Sangue. Previsto, come le mani che si porta al volto, come i pischelli che gli bloccano la caduta, come lo stronzo che ora siamo uno contro uno, e io uso un mazzo di chiavi come tirapugni, ullallà. Schivo il diretto destro, lento, ma dopo avergli elargito un colpo allo stomaco ne ricevo uno alla testa, che ho lasciata scoperta per un istante. In fondo io di pugilato non ne so un cazzo, ho visto qualche film, qualche documentario, sono stato immischiato in qualche rissa qua e la, nulla di più. Però ho imparato a mantenere sempre le distanze, questo lo so bene. Sangue, mi scivola sulla guancia, il figlio di puttana, non l’avevo visto, aveva un anello, uno di quei begli anelli tamarri, da mafioso,dorato, con un bella pietra. Due balzelli indietro e siam pronti pel secondo round, stavolta quattro contro uno. Penso che qualche stronzo che si è accorto della situazione e venga a darmi una mano in questa città del cazzo non c’è, penso che se faccio male a dei minorenni sono solo cazzi miei, penso che devo trovare il modo per separarli di nuovo e godermi il vantaggio degli Orazi, penso che forse mi va bene stavolta, esitano i dilettanti, non han capito che se mi saltano addosso tutti assieme son fottuto, che non sono mica Bruce Lee o un cazzo di esperto a menar le mani. Solo che in queste situazioni, farti vedere sicuro, stai già su un piano superiore. Allora, venite avanti, o no?, e il rasatino non se lo fa ripetere solo che stavolta l’uno/due stomaco viso, perdio mi riesce alla perfezione, e lo lascio bel bello a reggersi l’addome mugolando. I cuccioli non li voglio toccare, e loro paiono non volerle beccare, così siam contenti tutti, ma il capo, gocciolando rosso dal naso come un vulcano splatter ordina la carica, li ho addosso tutti e quattro, i loro pugni sono deboli, le hanno prese finora, sono stanchi e lo sento, soprattutto sento le legnate, ma non capisco più da dove arrivino, un po’ mi proteggo, tento di reagire , ma ne sto prendendo troppe. E neanche un figlio di puttana che noti qualcosa di strano in quattro individui che ne prendono a calci uno solo disteso a terra. Smettono subito però, sento i loro respiri irregolari, affannati, vedo una mano che si avvicina alle mie tasche. L’afferro, storco un dito all’indietro, non so che dito sia, non so di chi sia, non so come si rompe un fottuto dito, ma capisco quanto deve far male, dall’urlo che sento. Ridacchio, provo sulla lingua il sapore metallico del sangue che ormai è scivolato fino alla bocca, ma non è molto, solo il graffio di quel fottutissimo anello dimmerda. Sento dei passi. Non si avvicinano però. Alzo gli occhi e vedo i ragazzi che corrono via a gambe levate, come si suol dire. I gemelli rasati li seguono con calma. Uno si tiene la mano destra. I passi sono loro ma io sono troppo dolorante per alzare il culo dalla comoda posizione che ho dovuto assumere, decido che tanto vale sbracare fino in fondo e distendermi supino. Respiro profondamente un paio di volte, sorrido. I feel confident. Cerco le sigarette nella tasca della giacca, ne accendo una e aspiro lento, per sentire fumo e benessere, un’anestesia, scivolare in ogni fibra del mio corpo. Comincio a pensare ch domattina le botte faranno male parecchio, magari ho anche un paio di costole rotte, come succede sempre nei film, ma io non sono Mickey Rourke, né Bruce Willis, e se davvero le mie costole sono incrinate mi sparo un bel beveraggio e mi metto a letto qualche ora.
Termino di fumare e la smetto di fare il coglione, non sono Brad Pitt reduce dal Fight Club, qua se un qualche sbirro ritardatario mi vede in questo stato mi spacca il cazzo più che abbastanza. Mi rialzo. La giacca, la camicia, i pantaloni, niente è rovinato per fortuna. Non per vanità, ma mi scocciava parecchio se si strappava qualcosa e dovevo ricomprarlo. Mi rassetto un po’, decido di bermi l’ultima prima di rientrare a casa. Il locale più vicino sta proprio dietro l’angolo, saran trecento metri. M’incammino, do un calcetto a qualcosa che sta a terra, m’incuriosisce, mi chino, è un portafogli. Lo apro, è un viso familiare, è uno dei due ragazzi. Povero stronzo. Prendo una banconota da venti. Al resto penserò domani.
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Follow-up comment rss or Leave a TrackbackQuando leggo dalle statistiche che qualcuno cercando su google “il cazzo più grosso” finisce su questa pagina mi viene da ridere un bel po’..
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