trieste_fest.jpgUn aggettivo: trasversale.

Un complimento: comunicativo.

Il Fest di Trieste ha colpito nel segno. La seconda fiera internazionale dell’editoria scientifica, da poco conclusasi, si chiude con un notevole incremento del pubblico, rispetto all’edizione dell’anno scorso. Ma questo non basta per spiegare un successo. La soddisfazione, immagino, derivi innanzitutto dalla consapevolezza di aver compiuto un lavoro efficace, semplice e approfondito, soddisfacendo le esigenze di tutti. Dagli esperti del settore all’ignaro casuale visitatore, dal ragazzino accompagnato dal genitore allo specialista, tutto ovviamente sotto lo stesso tendone.

Il Fest è ben calato nella realtà triestina, ricettiva da questo punto di vista, e ha potuto ospitare per poco tempo i nomi più illustri del settore scientifico internazionale, lato comunicazione. Nei cinque giorni in cui la manifestazione ha avuto luogo, la libreria interattiva ha funzionato da nucleo portante della manifestazione: divisa in sette aree tematiche, “Luci nel buio” (per quanto riguarda le scienze della vita e della terra”, le “Regole del gioco” (fisica, chimica, matematica), “Alla base della vita (scienze della vita), “Mente e corpo” (medicina, scienze cognitive e affini), “La sala delle macchine” (tecnologia e scienze applicate), “Racconti della scienza” (letteratura scientifica e fantascientifica), “Fatti e parole” (storia, filosofia e sociologia della scienza), la parola d’ordine è stata partecipazione. La presenza di grandi e piccoli editori italiani specializzati nel settore ha reso più dinamico il rapporto con il pubblico, sempre coinvolti dalle potenzialità informative della comunicazione interattiva. Le mostre (citandone solo alcune), da quella dedicata alla scienza nei fumetti di Martin Mystère a quella concentrata sulla storia dei ragazzi di via Panisperna, con materiale tratto dall’archivio di Edoardo Amaldi, e i laboratori, fra i quali ricordiamo “La cacca: storia naturale dell’innominabile” e dedicati soprattutto alla fetta del pubblico più giovane, hanno ampliato le potenzialità comunicative della fiera.

La pecca è stata che una cernita andava fatta in tutti i casi. Selezionare l’intervento da seguire è stato assai difficile, ma in fondo è stato un finto problema. Dal torrenziale e multimediatico Piergiorgio Odifreddi, che ha presentato il suo ultimo libro “Il matematico impenitente”, all’eterno Piero Angela, intervenuto su Edoardo Amaldi con una personale presentazione del fisico italiano, fino alle contemporanee questioni legate a internet, blog e cultura di massa, la scelta è stata ampia.

Il traguardo finale l’ha tagliato Lawrence Krauss, l’autore del libro “Dietro lo specchio”, dando prova della sua affascinante capacità comunicativa e confermando che la scienza, Faraday, le dimensioni parallele, la teoria delle stringhe e quella del nulla, spiegati con i dovuti supporti tecnologici e pathos, è comunque in grado di suscitare sempre molto interesse. Peccato che a farlo sia un (grande divulgatore scientifico) americano, mentre nella nostra vecchia penisola siamo ancora così ancorati agli aspetti più seriosi della scienza in generale e degli scienziati in particolare che rischiamo di ritardare ulteriormente la crescita culturale.

Svecchiare questo approccio esclusivamente accademico alla cultura scientifica sarebbe più che opportuno e la lezione impartita da Krauss è da antologia, visto che, accanto alle più ardite teorie fisiche, è riuscito a inserire Star Trek, Platone, Picasso e Twilight zone rendendo il tutto un po’ meno complicato, ma sopratutto molto più affabile e adeguato.

Anche il Fest, credo, ha seguito questa linea di pensiero, puntando sull’efficacia della comunicazione diretta e interattiva e in questo ha raggiunto il suo miglior successo.

Nella nostra Galleria Fotografica potete trovare alcune foto.

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