Queste parole non sono niente, queste parole non significano niente. Tranne un breve ricordo. Di un uomo che di cose ne aveva capite davvero parecchie, e di cui bisognerebbe ascoltare con molta attenzione ogni parola: quelle si che valgono.Il dieci aprile 2007, a ottantaquattro anni, scompariva lo scrittore Kurt Vonnegut, a seguito dei traumi riportati per un incidente domestico. A questo fondamentale autore abbiamo dedicato un articolo, circa un anno fa, su l’Arca di Noè, nella vana speranza di suscitare un dibattito sulla scomodità di certi autori e sulla scarsa volontà di diffonderne il pensiero. Lo trovate qui. Poco tempo dopo, sul suo sito internet compariva un’uccelliera aperta, a suggerire la libertà di cui ora Kurt Vonnegut finalmente poteva godere. Di origini tedesche, nacque a Indianapolis che lascio per gli studi universitari e, nel 1943, per prendere parte alla seconda guerra mondiale: in Europa, prigioniero, fu testimone del tremendo bombardamento subito dalla città di Dresda da parte degli Alleati che causò 135mila vittime civili, e a cui Vonnegut scampò trovandosi rinchiuso in una grotta scavata sotto un mattatoio. L’esperienza viene testimoniata nel suo romanzo più conosciuto, Mattatoio n°5 o La crociata dei bambini edito nel 1969 e recentemente ripubblicato in Italia da Feltrinelli. Al ritorno negli USA tentò la carriera di cronista a Chicago e si iscrisse alla facoltà di antropologia, ma dal 1951 decise di dedicarsi unicamente alla scrittura, proposito che ha mantenuto fino alla sua morte, se si escludono alcune esperienze nell’ambito dell’insegnamento. Romanzi come Mattatoio n°5, La colazione dei campioni (da cui sono stati tratti due film) ne rappresentano le opere più conosciute. Le sue intuizioni e il suo stile immediato, umoristico, sempre acuto hanno sostenuto Galapagos, Hocus Pocus, Cronosisma e tutti suoi lavori dagli anni Cinquanta fino a tutti gli anni Novanta. Uno scrittore che come pochi è riuscito a individuare e descrivere la molteplicità dell’essere umana, con la serenità e la rassegnazione, ma anche con l’energia e la consapevolezza che purtroppo non sempre gli sono state riconosciute.









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