viale.jpgIeri passeggiavo per le vie di una città italiana. Ho visto delle cose che mi hanno fatto incazzare. Ma ero incazzato nero. Sono scoppiato d’ira, di impotenza e di parecchio altro ancora. Mi hanno detto: Calmati!, ho cominciato a parlare, a parlare, a parlare ancora, non la smettevo più, continuavo ad agitarmi. Penso che per chi era con me sia stato anche imbarazzante. Poi sono rientrato a casa. A giornata conclusa, dopo il lavoro, ho scritto questo.

 Estensione della base del dissenso

 

Si parte dall’Occupazione. Una scelta necessaria ma forse controproducente considerata nei modi e nei tempi in cui viene attuata. Le critiche cui si espone sono sempre le stesse: proteste nel medesimo periodo dell’anno, come fosse una sorta di rituale. Proteste contro qualunque fazione politica, come fosse un evento inevitabile e quindi privo di significato. Ecco allora la sciocca e cieca conclusione che si tratti di una modalità saltalezioni. Ora, cercando di comprendere i fatti invece di liquidarli con etichette di una faciloneria disarmante, risulta evidente che le manifestazioni di questi giorni rappresentano un disagio, un problema sociale enorme che continua ad essere mascherato e ignorato. La comprensione è tuttavia ardua, e lo è principalmente per due motivi, come ogni processo comunicativo che si rispetti. Tralasciando le modalità di diffusione, chi protesta si sta rivolgendo agli interlocutori sbagliati, almeno per il momento. Gli interlocutori cui è rivolta la protesta minacciano il ricorso alle forze dell’ordine per eliminare il dissenso (un provvedimento che dovrebbe essere percepito come inaccettabile dall’opinione pubblica). Semplice, lineare, coerente coi principi che vengono attuati in ogni campo. Quindi ai manifestanti non rimane che tentare di allargare la propria base di consensi. Cambiare il proprio interlocutore: passare da chi non vuol sentire a chi è solamente sordo. Bisogna procedere a una sorta di riabilitazione dell’opinione pubblica, una ricostruzione dei sensi ottenebrati, riaprirne i canali percettivi per poi veicolare il messaggio. Un procedimento faticoso, ma necessario per non rendere la protesta uno sterile appuntamento fisso.

Studenti e professori uniti, non accadeva da tempo, già questo dovrebbe far riflettere sulla necessità delle loro proteste, ma ora va fatto un ulteriore salto di qualità. Un salto non semplice considerata l’addormentata opinione pubblica italiana. Vanno diffusi i motivi della protesta, va creato un fronte ampio che non possa essere liquidato da servizi giornalistici di parte. Va presentato a ogni cittadino italiano il quadro che si dipingerà per l’istruzione in Italia. Un’istruzione elitaria, ma non meritocratica, come sarebbe auspicabile, un’istruzione ereditaria. Un’immobile e intoccabile casta dirigenziale. Non prendiamoci in giro, funziona già così, dietro a un manto di meritocrazia, nel nostro paese vige un regime autoreferenziale dove chi è al potere non fa che proteggere i propri interessi (ne sono testimonianza i continui e progressivi aumenti di rimborsi e benefit per i parlamentari, che vengono sempre approvati all’unanimità o quasi). Ma da un sistema marcio e logoro si vuole attuare un sistema ancora più marcio, ancora più logoro, un sistema oligarchico che corrisponde alla logica umana che si basa su una regola logica: a una riduzione delle risorse (la crisi economica che ha investito il sistema economico, checchè se ne dica al ministero) corrisponde una riduzione dei beneficiari delle risorse stesse.

Anche un’opinione pubblica indifferente come quella italiana non può non ascoltare una voce del genere: su questa forma di sensibilizzazione dovrebbe puntare la protesta. Allargare la base del dissenso. Purtroppo i recenti sondaggi testimoniano il gradimento più alto dell’opinione pubblica nei confronti del governo dalla sua insediazione.

Un ultimo spunto: che cos’è diventato il sistema universitario italiano se non un modo per rimandare di qualche anno il problema della disoccupazione? Che cos’è diventato se non un’industria che si affida all’ultima generazione con un reddito sicuro, ovvero i genitori degli attuali studenti?

E tutto ciò nonostante la maggior parte degli studenti italiani mi stia sul cazzo.

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