Pochi giorni fa, gli anni trascorsi dall’arresto di Carlo Parlanti sono diventati tre, e le tinte della sua paradossale vicenda diventano ancor più fosche. Ancora rinchiuso nel carcere di Avenal vede quotidianamente attentati ai diritti civili di cui gli Stati Uniti si proclamano paladini agli occhi del mondo. Le comunicazioni con parenti e amici sono sempre estremamente difficoltose, le condizioni di salute non sono certo ottimali, ma quel che rammarica maggiormente è il disinteresse tuttora dilagante da parte della classe dirigente italiana, che pur sbandiera ad ogni occasione lo splendido rapporto che intercorre tra il nostro paese e gli Stati Uniti. Ma probabilmente ciò vale sempre e solo fino a quando ciascuno rimane al proprio posto.
Tanto più che emergono sempre nuovi particolari che rendono ancora più sconvolgente l’intera vicenda. Il silenzio che dilaga anche tra i mass media è stato infatti rotto, tra gli altri, da questa trasmissione, che si rivela illuminante e angosciante al tempo stesso.
L’ultima notizia da Avenal riguarda il regime di quarantena che è stato instaurato per reprimere un’eventuale diffusione di fuoco di Sant’Antonio. Tutti i detenuti non americani (gli americani sono vaccinati da bambini) vengono sottoposti a esami del sangue e a un regime che impedisce di ricevere visite. Sfortunatamente proprio in questi giorni era stato concesso a Carlo Parlanti di incontrare uno dei soci di prigionieri del silenzio. Permesso revocato dunque, e ancora niente visite per il nostro connazionale che negli ultimi mesi ha potuto contare su un numero minimo di incontri. L’ennesimo paradosso di una vicenda che merita la massima attenzione da parte di tutti.
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