Michelangelo_creazione_di_adamo.pngPer un masochistico dovere di cronaca mi sento di riportare una notizia, forse (e non a torto) poco pubblicizzata, che nel suo piccolo riesce a essere un sintomo della deriva e della confusione a cui la società occidentale contemporanea sta andando incontro.

L’organizzazione creazionista “Answers in Genesis”, dopo aver aperto un museo articolato attorno alla Creazione, così accuratamente descritta nel libro della Genesi, ha deciso di pubblicare una rivista scientifica intitolata “Answers Research Journal” (ARJ). Nonostante negli Stati Uniti sia proibito l’insegnamento nelle scuole del “disegno intelligente”, teoria che dimostra scientificamente la creazione divina del mondo, ora la lobby creazionistica lancia questa rivista peer-reviewed, con l’intento di fare da cassa di risonanza alle loro ricerche. La disponibilità su internet è pubblica e gratuita, ovviamente, ma il nocciolo fondamentale della questione è come si possa definire scientifico un approccio che parte, a priori, da un testo “rivelato” dalla divinità all’uomo. Mi piacerebbe chiedere, se l’universo è stato creato il 23 ottobre 4004 a.C., come sostenne il vescovo James Ussher, il famoso dialogo fra fede e scienza auspicato dai vertici cristiani, tanto alla ribalta in questi ultimi giorni, non si tratti forse solo di uno specchietto per le allodole. Il primo articolo infatti riguarda la presenza dei batteri durante i giorni della creazione…

Non c’è da stupirsiFrancisco_Goya__1797_.jpg, e il meccanismo può essere legittimamente lo stesso, se entro poco tempo nasceranno riviste scientifiche a sostegno della metempsicosi, o che spiegano, attraverso il testo Maya del Popul Vuh, le avventure dei gemelli Hunahpu e Ixbalanque. Se è questo il gioco in cui vogliono cimentarsi allora attendiamo pazientemente gli articoli che possano spiegare il modo in cui è stata creata prima la luce e le piante e poi il sole e quindi della fotosintesi, per esempio; e se a qualcuno può sconvolge o dar fastidio il fatto di discendere da un antenato comune alla scimmia, potrei benissimo obiettare che, se Adamo ed Eva ebbero solo due figli maschi, come proseguì la razza umana? Meglio discendere da una scimmia o da un incesto? Il buon senso potrebbe venire incontro se si potessero considerare come metafore dei generi maschile e femminile, e invece ancora nel 1950 Pio XII dichiarava, nell’enciclica Humani Generis (Del Genere Umano): “I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori.” Tutto da intendere alla lettera quindi. E questi sono solo dei piccoli esempi.

Tutto ciò non meriterebbe la pubblicità gratuita offerta in questa sede, ma l’invito era troppo gustoso per lasciarselo sfuggire. Ancora una volta i confini fra i due campi (scienza e fede) vengono superati e confusi tanto che mi tocca chiamare in causa Francisco Goya e uno dei suoi Capricci più famosi: El sueño de la razón produce monstruos.

 

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