images.jpgRispondo qui a una bella precisazione di un lettore di Heyokeproject, intervenuto nell’articolo relativo al rapporto fra Newton e l’alchimia pubblicato qualche tempo fa.

Questo è il commento di Eduardo che potete anche contattare nel suo blog:

Se pensavate che queste credenze un po’ “sopranaturali” di alcuni scienziati siano rimasti ben dietro nei tempi di Newton e i suoi coetanei, be, vi sbagliate. Il concetto dell’Etere, di cui fa un piccolo riferimento l’articolo, è stato tramandato nei secoli ed è arrivato addirittura fino alla fine del diciannovesimo secolo! Attraverso il famoso esperimento di Michelson-Morley del 1887, si raggiunse finalmente alla conclusione che non occorreva un mezzo, appunto l’Etere, per la trasmissione delle onde elettromagnetiche cioè, “in Cristiano”, che onde come la luce non avevano bisogno di un mezzo per poter propagarsi, come invece ne hanno bisogno, tanto per fare un esempio, le onde sonore. Eppure questo concetto dell’Etere e tanti altri continuarono ad essere difesi per degli anni! Il periodo compresso tra la fine del diciannovesimo secolo e inizi del ventesimo, è uno in cui la scienza ebbe grandissimi cambiamenti e tanti scienziati, non volendo o non riuscendo ad accertarli, addirittura suicidarono! E cosa dire dal grande Einstein che non riusciva ad accettare tanti postulati della Meccanica Quantistica perché “Dio non gioca ai dadi con l’universo”? Forse la fede rimane tuttora qualcosa da valutare in molti aspetti della scienza, sopratutto per quel che riguarda i scienziati e le loro teorie…

Non se ne parla spesso al di fuori dei circoli dei scienziati di un certo livello ma, proprio adesso, siamo anche noi in un momento storico in cui grandi cambiamenti si prevedono. Ad un livello molto alto della scienza, ben al di là delle cose che a noi “persone normale” interessano (la fisica della macchina nuova e il telefonino fighetto, quante ore deve cuocere il ragù, quanto è il massimo delle calorie che devo mangiare per non ingrassare, ecc.), le cose non funzionano molto bene e mancano delle scoperte che permettano di capire i risultati di esperimenti sofisticatissimi, sopratutto della fisica delle particelle, fisica che ha a che vedere nient’altro che con il vero origine di tutto l’universo! La teoria non basta per spiegare il mondo al di là di un certo livello e quindi… c’è qualcosa che non va! Lo stesso accadé secoli fa con la fisica aristotelica superata dopo più di 2000 anni da quella Newtoniana, e quella Newtoniana poi perfezionata da quella fatta da Einstein, ed essa a sua volta migliorata da gente come Heisenberg, Dirac, Hawking… Ci sono molti “alchimisti” in giro, penso, e sicuramente ci stupiranno con le loro scoperte.

Eduardo

P.S. Sono un “extra”, ragazzi, scusate il mio pessimo Italiano scritto.

 

 

 

 

 

 

 

Grazie Eduardo di essere intervenuto in questa sede. Fa sempre piacere che ci sia un approccio critico a questi discorsi così “di confine” da parte di uno persona di formazione scientifica come te.

Alla tue precisazioni io aggiungerei anche il curioso fatto che, per quanto riguarda la Teoria delle Stringhe, per esempio, l’immagine sottesa di Sinfonia Cosmica sia uno dei più antichi concetti umani: Pitagora, Keplero, lo stesso Pauli, solo per citare i più autorevoli, hanno inteso l’universo in questi termini. E, sicuramente, altri in futuro continueranno a vederlo sotto questo aspetto.

Ma ciò che hanno in comune tutti questi scienziati è l’approccio nei confronti della realtà: spirituale e scientifico allo stesso tempo, contemporaneamente. Sono “alchimisti” in questo senso, cioè intendo tale termine come un “approccio”, una “conoscenza” attraverso archetipi umani ricorrenti. Insomma ragione e sentimento al servizio della scienza, non solo la mera razionalità. Credo che tu intenda con tale connotato il termine “alchimisti” che hai usato…e hai pienamente ragione.

Per quanto riguarda il rapporto tra scienza e fede mi piacerebbe solo sollevare una piccola questione. Quale fede? Ora come ora gli scienziati non si devono confrontare solo con il Dio Cristiano ma ciascuno con una serie di pantheon differenti, soprattutto nella fisica teorica, dove giapponesi, cinesi e indiani sembrano ben lanciati. Fritjof Capra nel suo “Tao della fisica”, nel proporre un tentativo di scienza olistica, afferma che l’approccio di una cultura di tipo “orientale”, da sempre più adatta all’intuitività che alla deduttività, è avvantaggiata. Ma forse non solo per questo motivo. Ciascuno di essi infatti deve fare i conti con backround filosofici, religiosi, storici e sociali differenti, ciascuno con le proprie categorie di giudizio inoculale dalle rispettive società. Ciascuno, in pratica, fa i conti con il proprio Dio (o Dei). Ma allora perché solo gli scienziati occidentali devono imbattersi contro un Dio (e i suoi portavoce umani soprattutto) così oltranzista nei confronti di certi aspetti scientifici. Non rischieremmo forse di “perdere il treno verso il futuro”?

Altre religioni, come per esempio quella giapponese e cinese, politeistiche, infatti non sono così suscettibili nei confronti dell’Unica Verità metafisica che risponde al nome di un unico Dio, con cui devono fare i conti, e alla lunga questo può giovare loro parecchio. Hai perfettamente ragione ha dire che c’è qualcosa che non quadra, ciascun scienziato deve prima di tutto, e legittimamente, imbattersi contro se stesso, e quindi con la propria coscienza, ma perché mai la ricerca deve essere condizionata da preconcetti esclusivamente umani? Si possono rimuovere le proprie categorie interpretative imposte dalla società, dove viviamo, cresciamo e da cui siamo condizionati attraverso l’educazione? Io credo di no…ma non è mia intenzione generalizzare, comunque: ai posteri l’ardua sentenza.

 

Grazie per gli spunti Eduardo.

A presto

 

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