Continua “Dalla finestra puoi guardare chi non ti ama più”. Direte voi, Coglione, se continua, perchè hai cambiato il tempo? Datevi una risposta da soli se volete.
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Quello che voleva fargli capire mentre gli premeva la mano sulla bocca era solamente che doveva stare zitto. Il messaggio era chiaro e inequivocabile. Come poteva non arrivarci e continuare a urlare e dimenarsi? Era passata alla comunicazione verbale, ma Daniele non mostrava ancora di capire. Era stata costretta a rifilargli un ceffone una volta resasi conto dell’inutilità dei suoi sforzi. Voleva colpirlo alla guancia, solo per farlo ragionare un po’, ma non essendo molto pratica gli aveva rifilato uno schiaffo all’orecchio, Daniele aveva perso l’equilibrio e aveva sbattuto la testa contro la credenza di legno massiccio. Maria Chiara non avrebbe voluto procurargli uno svenimento, ma almeno adesso poteva riflettere con calma. Negli ultimi venti secondi tutto le era apparso accelerato.
In effetti Daniele aveva reagito in modo strano. Era la sua donna, una persona familiare, una persona fidata, sarebbe dovuto sembrargli inspiegabile il suo comportamento una volta che le aveva bloccato il braccio e tappato la bocca. Si sarebbe aspettato uno sguardo interrogativo, un’espressione di sorpresa, un mugolio che poteva stare per Ma che cazzo fai?, ma di sicuro non si aspettava un comportamento tanto spaventato e isterico. Era come se si rendesse conto di essere in pericolo. Ma come poteva saperlo? Forse il senso di colpa o la paura di essersi tradito. Decise che era inutile perderci troppo tempo tanto una risposta sarebbe arrivata col tempo. Bastava chiedere direttamente a lui. Bastava aspettare che si riprendesse. Nel frattempo andava legato, altrimenti si sarebbe trovata al punto di partenza, di nuovo tappargli la bocca, di nuovo schiaffeggiarlo. Come cazzo aveva fatto a rimanere con una simile donnicciola per tanto tempo? Sentì un’ondata di disgusto e violenza risalirle tiepida dallo stomaco. Ma no, non era ancora il momento di farle del male deliberatamente.
Ripresi i sensi si era calmato, nonostante si trovasse saldamente legato alla sedia con dei collant. Chissà se aveva pensato ai giochi che facevano agli inizi della loro storia, con dei collant molto simili a quelli. L’irrazionale paura della propria compagna che l’aveva dominato quando Maria Chiara prendendolo da dietro gli aveva inaspettatamente bloccato le braccia, era ormai solo angoscia che gli impediva ogni movimento. Era impossibile descrivere quello che aveva provato qualche minuto prima. Aveva avuto paura della suo compagna, aveva avuto terrore della persona con cui condivideva la propria intimità. Non aveva pensato a un abbraccio inaspettato, ma a una futura violenza. E sapeva di meritarla.
Maria Chiara gli stava chiedendo proprio questo. Perché quella reazione? La stanza non era buia, la luce principale era accesa, ma non dava quel senso di pienezza e rassicurazione. Ma d’altra parte com’è possibile provare rassicurazione quando sei legato con dei collant a una sedia e ne conosci perfettamente il motivo?
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