images.jpgEccoci alla seconda parte del racconto “La gita a Lucca”.

Alla fine diplomaticamente ci avevano permesso di viaggiare col nostro medesimo biglietto su un’eurostar che partiva un’ora dopo, che arrivava fino a Firenze dove poi avremmo cambiato con un regionalissimo, destinazione Viareggio che fermava a Lucca. In definitiva l’arrivo era a mezzogiorno, due ore dopo il previsto. Ovviamente il viaggio era in piedi, ma checcazzo, almeno stavamo muovendo il culo. A Firenze ci era andata dritta, eravamo scesi tutti belli di corsa dall’eurostar e avevamo trovato subito il regionalissimo, cosicché eramo pure riusciti a metterci a sedere, e, perdio se era una bella sensazione e tutto il resto, poggiare il culo e mangiare un po’ di cioccolato di quello buono in santa pace.

Il regionalissimo del cazzo, devo dire, s’era fermato a ogni fottutissimo stazioncina stronza, ma eravamo arrivati e allora le cose ci garbava un monte come stavano andando, il viaggio e tutto il resto, sembrava che l’avevamo ormai dimenticato, solo, la stazione di Lucca, dovevamo fare i biglietti per il ritorno, chiaro come il sole che era meglio se li facevamo già a Bologna, ma cosa vuoi, non li avevamo fatti, la coda alla biglietteria, saran state 40 persone. Così ci siam divisi, io e Michele in coda per i biglietti del treno, Giulia e Toni sempre in coda, ma per i biglietti della Fiera. Dopo una mezz’oretta di attesa era quasi il nostro turno, ci passa davanti un tale da non ricordarsi la faccia da culo che c’aveva, ma l’aveva bella da culo, comunque, fatto zero storie, abbiamo aspettato, tanto, facciamo pure i gentili per una volta, di non ribaltarlo di cazzotti allo stronzo qui che c’era passato davanti, facciamo i temperanti, facciamo gli educati, per una volta, così pensavamo io e Michele. Dopo venti minuti stavamo ancora lì, chè il tizio c’aveva non so quanti biglietti che doveva modificare e porcoddio se mi giravano i coglioni, che se sai che c’hai una roba lunga così non caghi il cazzo di passarmi davanti faccia dimmerda di uno stronzo del cazzo che non sei altro. Pace, tocca noi. Tre biglietti per Bologna e uno per Udine, per Udine che treni ci sono per arrivare tipo verso mezzanotte?, aveva chiesto Michele, Regionale per Firenze ore 18.59, eurostar da Firenze per Udine alle 20.26, gli aveva risposto l’omino dello sportello,preciso preciso, Va bene grazie grazie buona giornata, pronti via che a dio piacendo tra mezzora siam in Fiera se Giulia e Toni han finito coi biglietti, son fuori dalla stazione, avevano finito, abbiamo preso un autobus assieme a qualche altro milione di persone, ma stavamo abbastanza comodi, devo dire, in quei dieci minuti di percorso come mucche, ma eravamo abituati ormai.

La fiera, io speravo che era un po’ meglio, perché alla fine c’erano una gran damigiana di stronzate che non me ne fregava una madonna, tipo gli stand di quelli che fanno i giochi con le carte magiche, di videogames, di modellini e via così, me mi interessavano quelli che vendevano fumetti usati, per completare le mie collezioni di Magico Vento e John Doe e basta, per via che non c’avevo molti soldi da sputtanare in disegni originali, stampe e libri e albi rari, ma ce n’erano pochi di questi baracchini, alla fine ho comprato solo quattro Magico Vento e tre John Doe. Poi tra gli stand delle case editrici io cercavo quello dell’Eura, che poi sarebbe la casa editrice di John Doe, cercata cercata, ma non c’era, ero deluso, ma subito dopo son passato vicino alla Bonelli, e mi son sentito proprio un bambino con delle grandi emozioni tutte dentro di me belle arricciate e scoordinate nel muoversi, e poi li ho conosciuto Claudio Chiaverotti, Chiaverotti è uno sceneggiatore molto bravo, non bravissimo ma bravo, comunque son rimasto male, lui non ce l’ha mica tutto quel mal di vivere delle sue storie, era tutto sorridente e contento che parlava con la gente, firmava autografi, sereno e via discorrendo, che non lo riconoscevo neanche. Cazzo, poca coerenza questo Chiaverotti, pensavo, però bravo, molto bravo, non bravissimo ma bravo. Resta il fatto che Tiziano Sclavi, un altro pianeta Sclavi, non per piaggeria, Sclavi per me, situazione uguale, ma l’avresti visto che soffriva come le sue storie sofferenti, A chi faccio la dedica? Oh come sto male interiormente, A Stefano, Bene, a Stefano con dolore e sofferenza, Tiziano Sclavi, Oh come soffro, o come sono triste, gli avrebbe fatto Sclavi, bravo come sceneggiatore, molto bravo come sceneggiatore, bravissimo come scrittore.

Allora, a questo mondo, tra la tanta gente fulminata che c’era, c’erano anche degli sciroccati che loro di hobby c’han il fatto che si travestono come i personaggi dei fumetti o dei giochi di ruolo, questa gente qui, per la cronaca devo dire che quasi tutti son persone fan di manga e degli anime, gli anime sarebbero i cartoni animati giapponesi, non per generalizzare, solo per dire. Quindi alle fiere questi si travestono dai loro personaggi preferiti, che la gran parte come ho potuto constatare son tratti dai manga, questo fenomeno si chiama cosplay, da costume player, questi fulminati qua si chiaman costume players, ci son anche dei libri di gente sociologa che li ha analizzati, fanno concorsi, gare e via così, tutto questo per dire, Luccacomics, c’era un concorso di cosplay con circa 400 iscritti che sfilavano, eran robe anche divertenti tutto sommato guardarle, veniva abbastanza da ridere e piangere per la tristezza, per le esibizioni e i coretti scatologici e pornolalici del pubblico, questa sfilata che poi alla fine han dato i premi e via discorrendo. Uno dei premi l’han vinto dei ragazzi che eran vestiti da personaggi di Sin City di Frank Miller, e loro, a dar un giudizio oggettivo, erano proprio mascherati come dio comanda, e soprattutto non han fatto pagliacciate sul palco , cosa non da poco visto le gran cazzate che sparavan alcuni per far i simpatici e farsi votare, tipo una passerina con indosso un costume da indiana d’america che cantava una canzone strappalacrime che la gente le gridava Stai zitta e spogliati, a me bastava se stava zitta, di spogliarsi glielo stavan già urlando altri.

La giornata poi è andata via con piacere fin le sei e qualcosa che Michele ha preso l’autobus per andare in stazione per prendere il regionale per Firenze, per prendere l’Eurostar per Udine, noi eravam tranquilli invece, avevamo un regionale alle 21.30 per Prato, poi attesa di un’ora e via in interregionale per Bologna. Comunque salutiamo Michele, Grazie che sei venuto, ci sentiam presto, baci e abbracci.

Abbiamo fatto ancora un giretto via li intorno prima di decidere di andare a mangiare un trancio di pizza in città, dentro le mura, devodire, per inciso, bellina Lucca, non c’ero mai stato, mi garba un monte pure lei, bisognerà tornarci, a Lucca, gli ho detto a Giulia, abbiamo mangiato la pizza, siamo andati alla stazione, abbiamo preso il treno, Spetta che mi chiama Michele, vediamo se è riuscito a prendere la coincidenza a Firenze, vuoi che non sia riuscito, aveva mezzora di tempo, che discorsi.

Non era riuscito, il regionale era partito in ritardo da Lucca per via di alcuni disordini per la gran ressa di gente che voleva salire sul treno, pare anche che una bamboccina piccola, povera, l’avevano calpestata degli stronzi che avevano fretta di salire sul treno, fatto sta che si era partiti con un’ora di ritardo, grazie al cazzo che si perdeva la coincidenza, Michele l’aveva persa ed era tutto coi coglioni che gli fumavano, così a sentirlo per telefono, per via che il mattino dopo doveva essere a lavorare a Udine alle nove, e l’unica prospettiva nel rispetto dei programmi era arrivare a Mestre con un interregionale alle due di notte e li aspettare fuori dalla stazione fino alle cinque il primo treno per Udine, allora gli ho detto che poteva mandare vaffanculo il lavoro e fermarsi a dormire da me a Bologna, che tanto il suo interregionale da Firenze noi ci si saliva a Prato e poi arrivavamo insieme a Bologna per mezzanotte, Dormi da me, gli ho detto, domattina prendi un treno sul presto, tarda mattinata sei a Udine, star tre ore di notte fuori a Mestre, col freddo e tutto il resto, quasi quasi, nella vita, ci son cose meglio. L’ho convinto. Non che ci volesse la scienza. Così siamo arrivati a Prato e avevamo un’ora di tempo prima del treno per Bologna che arrivava da Firenze e che c’era sopra anche Michele, ed eravamo tutti proprio stanchi e a Prato era tutto chiuso, dal bar della stazione alla biglietteria e tutto e allora per fortuna che c’era una pizzeria aperta appena fuori e così abbiamo potuto prendere un caffè di ripiglio che ci veniva a tutti da dormire.

Beh, alla fine siamo saliti sul treno che non c’era nessuno tranne Michele che lo rivedevamo dopo 4 ore ed è stato bello che ci raccontava per bene le sue avventure dettagliate e un po’ l’abbiamo preso per il culo per via che certe sfighe tu non le puoi mica tralasciare di ghignarle un poco, però con moderazione perdio. Io poi dopo non ho capito com’è andato il ritorno a casa, a Udine dopo che siam tornati a Bologna e che ha preso il treno la mattina presto, comunque, prendersi il lunedì libero al lavoro quando decidi di andare la domenica al Luccacomics non è mica un’idea così stronza in fondo.

ARTICOLI CORRELATI