Vale quanto detto qui. Non è obbligatorio per nessuno continuare a leggere, l’importante è che dopo non si rompano i coglioni per quello che c’è scritto. Cordialmente,
davidecast
p.s. Questa qui a fianco è una mietitrice.
LA RIFFA, PARTE SECONDA
Il giorno dopo tutti parlavano della riffa. Il Bront dopo essersi sfogato insultando Michele, aveva cominciato a considerare gli aspetti positivi della faccenda ed era divenuto uno dei principali sostenitori del progetto. Ne aveva parlato col Marcone e il Benzi, entrambi entusiasti. Il Benzi lo chiamavano così perché alcuni anni prima, a una grigliata di pasquetta, spruzzando l’alcol sopra la brace, aveva visto risalire la fiamma lungo il liquido fin quasi alle sue mani, lasciando andare appena in tempo il flacone. Da li erano scattate risate e soprannome.
-Allora mio cugino, mi sa che conosce un dottore che fa le operazioni alle tette delle fighe, aveva detto Marcone.
-Senti Marcone non dire cazzate che l’unica cosa che conosce tuo cugino è il suo uccellino del cazzo per via che lo usa per pisciare, cosa vuoi che sappia di chirurgia plastica… Qua ci vogliono le pagine gialle, altrochè, fece il Benzi.
-Lasciate stare che ci siamo già informati io e Michi, abbiamo già contattato una clinica per un preventivo, ci han detto però che devono parlare con la diretta interessata. Comunque siamo sui quattro, cinque milioni.
-Diocane, speriamo quattro, veh.
-Speriamo un cazzo, qua prima di andare avanti c’è da dirlo a Claudia, altrochè, oramai noi siamo già 37 che ci stiamo, siamo sulle 100, 150mila a testa, meno di una meretrice.
-Quelle dei campi?
-No, coglione, quelle sono le mietitrici. Volevo dire che costa meno di una puttana, diocane, capiscimi, no.
Prima che a Claudia però bisognava parlarne con Stefo: era una questione di priorità, si trattava pur sempre di suo fratello. Certe situazioni richiedono di rispettare le gerarchie, È una questione di sapersi comportare, avevano pensato Michele e il Bront.
-Senti Stefo, tu lo sai che Claudia ci sbaviamo dietro tutti, no? Esordì il Bront.
-Si, lo so, lo so, cazzo vi devo dire, chi ci vuole provare può provarci, ve l’ho già detto mille volte, cazzo me ne frega a me, basta che poi non fate gli stronzi, è grande da scegliere chi le piace, no?
-Si si, è grande, ecco…vedi… noi pensavamo di proporle una cosa… hai presente, volevamo fare una colletta per aumentarle le tette…
-Ma dio mucca, cazzo c’entrano le sue tette… eppoi non voglio mica pensare alle sue tette brutti stronzi, è mia sorella veh, neanche ci voglio pensare… E poi perché cazzo gliela volete pagare sta cosa? NO, anzi, guarda, non mi dire niente non ne voglio sapere un cazzo…
-No, ma è un discorso che alla fine poi tiriamo a sorte tra quelli della colletta per vedere chi ci può provare, no..
Aveva detto provare, il Bront, non scopare e in quel momento si rese conto che in effetti stava cercando di metterglielo nel culo a Stefo, chè, fra provare e scopare, passa tutta la differenza del mondo, chiedetelo a qualunque stronzo di adolescente maschio in qualunque parte di questo stronzo mondo. Anche Stefo se n’era accorto, aveva cominciato a guardarlo un po’ strano, ma evidentemente aveva deciso di stare al gioco: forse la trovava una fottuta storiella divertente e voleva vedere come andava a finire
- Certo che siete proprio dei froci del cazzo, fare l’estrazione per vedere chi ci può provare con la mia sorellina. Proprio dei collioni, ma fate un po’ quel che cazzo vi pare, diteglielo a lei, che io di chi scopa mia sorella neanche che lo voglio sentire da lontano, se a lei va bene che si rifaccia anche il culo veh.
Quando Claudia l’aveva saputo, non si era arrabbiata. In effetti le piaceva l’idea di rifarsi le bocce, portarle a una terza abbondante. Così, mentre Michele e il Bront la guardavano con gli occhi lubrici e supplicanti, aveva sorriso e detto “Ci sto”.
Ancora una volta avevano sorvolato sulla differenza tra provare e scopare. Sarebbero poi stati cazzi da pelare del numero estratto.
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