Dove si narra di come Pitigrilli diventa amante di Amalia Guglielminetti ed esordisce cpitigrilli_dino_segre.jpgon grande successo nel mondo dell’editoria come scrittore e giornalista.

 

Tra gli alti e bassi della sua relazione con Amalia Guglielminetti, Dino Segre si trovò coinvolto in un fatto d’onore che verrà poi ripreso sulle pagine del suo secondo romanzo, La vergine a 18 carati (1924).

In sostanza aveva avuto una relazione con una ragazza, trovandosi un giorno alla sua porta il di lei fratello che chiedeva matrimonio o soddisfazione. in realtà il duello non ci fu mai, dal momento che Pitigrilli, sempre pronto a parole, lo era un po’ meno quando si trattava di agire. Infatti svicolò più volte non facendosi trovare in casa. Ufficialmente la motivazione era che non amava le armi.

Con La vergine a 18 carati, che uscì quell’anno, la fama di Pitigrilli divenne enorme, marcandolo con la connotazione univoca di libertino e pornografo. Ciò non gli impedì grandi messi di lettori: “In una società come quella degli anni Venti, assolutamente prigioniera dei tabù sessuali, pruriginosi descrizioni dell’atto amoroso e stimolanti allusioni ai preludi e ai convulsivi gesti dell’amplesso costituivano indubbi e deprecati elementi di pornografia. I benpensanti marcarono Pitigrilli con la taccia di scrittore osceno”. Nonostante questo, o forse proprio per questo, i suoi primi cinque libri cominciarono a essere tradotti in spagnolo, tedesco e francese, e le vendite in Italia raggiunsero le centocinquantamila copie vendute in pochi anni: nel 1943, le vendite complessive della sua prima produzione, nonostante il divieto di ripubblicazione e il ritiro dal mercato voluti dallo stesso autore, raggiungevano le 300.000 unità.

In questo periodo, come tutti, anche Pitigrilli dovette fare i conti con l’avvento del Fascismo e con la prevaricante figura di Mussolini. In realtà, i rapporti intercorsi furono piuttosto controversi, perché mutati nel corso degli anni, e occultati nel dopoguerra, principalmente per volere della Democrazia Cristiana: in parte per evitare una caccia all’untore negli anni in cui si cercava di ricostruire, in parte per proteggere un autore che con la sua recente conversione al cristianesimo, poteva dare molto al partito. In realtà si sono rincorse voci più o meno suffragate fino a pochi anni fa quando si è fatta finalmente luce su uno dei casi italiani più misteriosi del secolo scorso.

Inizialmente, la sua prosa tagliente e la continua dissacrazione della borghesia italiana erano state apprezzate dai vertici del regime. Pare che Pitigrilli abbia goduto di una buona considerazione da parte di Mussolini stesso, come non manca di ricordare Magrì: “il futuro capo del governo lo accolse con queste parole <<mi piacciono i vostri libri, ma voi non siete uno scrittore italiano: voi siete uno scrittore francese che scrive in italiano >>. Subito però si corresse: << Francese è mal detto: uno scrittore europeo. Non dico che i vostri libri siano immorali, ma indubbiamente non sono fatti per i ragazzi >>”. In realtà, nonostante l’apprezzamento iniziale, i rapporti col regime in breve divennero burrascosi.



 

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