Ci sono molti modi per valutare e giudicare il successo di alcuni cicli di romanzi cosidetti “di genere”. Uno di questi è considerare lo scarto attuato dall’autore nei confronti degli elementi cardine del genere stesso.
Nel caso specifico del Fantasy è noto che esistano rigidi schemi dai quali non è consigliabile evadere se non si vuole deludere il lettore che, in ogni momento della fruizione, si aspetta determinate ricorrenze e precisi espedienti narrativi prefissati nell’immaginario letterario e stilistico.
Nel ciclo “La leggenda di Earthsea”, l’autrice, Ursula Le Guin, sfodera tutto il suo talento nel riproporre elementi, tutto sommato abbastanza canonici, in un quadro di significazione piuttosto particolare. Nell’arco della trentennale produzione dei cinque volumi che compongono il ciclo, l’autrice inserisce le avventure dell’Arcimago Sparviero e della stirpe dei draghi in una vicenda tenuta ben salda da una trama dal respiro universale, descrivendo un mondo sottoposto a leggi e principi che stuzzicano il lettore con intellettualistiche strizzate d’occhio.
In questo modo l’atavica lotta tra le forze del bene e quelle del male viene nuovamente riproposta, ma in questo caso asservita a un preciso progetto narrativo: il Disegno che governa ogni cosa nel magico mondo di Earthsea, dove la vita e la morte, i due poli dell’Equilibrio, nella loro opposizione rinascono continuamente. Questo particolare aspetto è mantenuto e simbolizzato anche dall’aspetto e dalla struttura delle terre: le isole infatti sono in perenne equilibrio con il mare e formano un ecosistema dove tutto possiede una propria precisa collocazione e un preciso significato.
Sono due quindi i principi che ciclicamente si alternano e si corrispondono vicendevolmente; il mondo e l’ombra, la luce e la tenebra, la vita e la morte: i due poli ciascuno contenente l’opposto, uno generatore dell’altro e per questo continuamente rinascenti. Nella vita c’è la morte, nella morte la rinascita e solo prendendo coscienza di quest’ultima, accettandola come parte del tutto, che l’equilibrio si mantiene inalterato. Infatti, in una delle molte avventure dell’Arcimago protagonista, uno scontro avviene proprio contro l’antagonista Pannocchia, colui che, ricercando l’immortalità, avrebbe spezzato l’ordine intrinseco dell’universo. Nel simbolo del Tao, questo concetto è espresso molto bene: il principio maschile, luminoso e attivo yang contiene il femminile, passivo e oscuro yin, e viceversa. La relazione salta subito agli occhi.
La magia ha quindi il compito di mantenere intatta la natura delle cose, senza violare l’ordine costituito; tiene ben saldo l’equilibrio dell’universo, non tramite l’azione, bensì operando in modo che lo cose accadono seguendo il proprio corso. Questo ricorda ancora una volta l’atteggiamento del saggio taoista che riassume questo concetto nel precetto del wu-wei, ovvero l’agire assecondando il corso già predisposto senza alcun pensiero rivolto al fine dell’azione.
Non mi sono dilungato molto sulla trama, dato che volevo evitare pedisseque puntualizzazione inutili, quello che volevo proporre è semplicemente un invito alla lettura per gli appassionati della letteratura Fantasy o più semplicemente per chi avesse l’interesse a leggersi la saga.
“La leggenda di Earthsea” è composta da cinque romanzi:
- Il mago di Earthsea (1968)
- Le tombe di Atuan (1971)
- La spiaggia più lontana (1972)
- I draghi di Earthsea (1990)
- I venti di Earthsea (2001)
Nel 2007 la Casa editrice Nord ha riproposto tutta la leggenda in un unico volume, mentre nel 2006 è uscito nelle sale cinematografiche anche il libero adattamento di Goro Miyazaki “I racconti di Terramare”.
Buona lettura & buona visione
ARTICOLI CORRELATI








No user commented in " L’equilibrio di Ursula Le Guin "
Follow-up comment rss or Leave a TrackbackLeave A Reply