Prendiamo le distanze da qualsiasi giudizio di carattere morale e politico. Allontaniamoci dagli aspetti del nazismo più meramente storici riguardanti battaglie, statistiche, numeri e analisi geopolitiche. Proviamo invece a osservare il fenomeno da un altro punto di vista e analizzarlo, se mi è concesso il termine, alla luce della definizione che ne diede Carl Gustav Jung. Il famoso psicoterapeuta svizzero apostrofò il nazionalsocialismo e l’ascesa di Hitler come una “psicosi di massa”, un’epidemia psichica la cui tensione ebbe sfogo con il regime totalitario.
Ci sono aspetti poco accademici infatti, su cui gli storici tendono a glissare le loro analisi, che investono gli ambiti dell’occulto e dell’esoterico; sotto certi aspetti il nazismo non fu solo un movimento politico ma anche un’esperienza filosofica e panreligiosa, permeata da un forte substrato mistico, e vissuta in maniera totalizzante almeno da parte degli esponenti più di spicco dell’entourage di Hitler.
L’ideale della razza ariana fu innanzitutto accompagnato dal risveglio del culto dell’archetipo Wotan / Odino, antico padrone del pantheon germanico e prosopopea del Dio guerriero e bellicoso, al fine di avviare un’unità politica e nazionale condivisa da una tradizione mitologica già consolidata per una maggior presa spirituale. Sacralità e belligeranza venivano a unirsi, sotto la guida dell’archetipo personificato da Hitler, in modo di ridestare l’anima del popolo tedesco.
A questo si accostò anche la funzione esercitata dalla mistica musica di Richard Wagner. Dal “Parsifal” a “L’anello dei nibelunghi” il minimo comune denominatore è il cosiddetto völk, parola che si potrebbe tradurre con i termini razza e popolo, ma in italiano non esiste un significato corrispondente che unisca l’elemento biologico a quello culturale. Il völk possiede connotati che attraversano trasversalmente ambiti assai diversi: popolazione e territorio, cultura e l’anelito alla purezza di sangue. Insomma, un saldo legame fra individuo e una misteriosa “forza vitale” che plasma l’uomo germanico, ideale risvegliato dai movimenti romantici tedeschi e sfociato con il Terzo Reich di Hitler, detto anche regno dei Mille Anni, esattamente tanti quanti sarebbero dovuti durare nei loro progetti.
Il sottofondo esoterico al movimento nazista-ariano fu offerto dalla teosofia di Madame Blavatsky, scuola filosofica che si poneva l’obiettivo di risvegliare le facoltà latenti dell’uomo per una maggiore consapevolezza spirituale e che affacciava i suoi interessi verso l’oriente asiatico. La svastica, conosciuta nella simbologia induista come segno solare e di fertilità, e i sincretismi religiosi, offerti dalla teosofia, ispirarono i fondatori e gli esponenti delle maggiori sette segrete ariane. Personaggi controversi come Guido Von List e Josef Lanz Von Liebenfels tracciarono una sottile linea di congiunzione fra il passato mitologico tedesco e moderne evocazioni orientalistiche legate alle aree geografiche del Tibet e del Caucaso. Nel primo caso si trattava della probabile ubicazione del mitico regno di Agartha e della sua capitale Shambala, dove, secondo la Blavatsky, una razza pura ariana si era mantenuta ancora intatta, nel secondo caso si sottolineava l’area di provenienza dei popoli ariani. Il Caucaso in special modo risulta essere piuttosto significativo, dato che è proprio da quel territorio che l’umanità rimosse i suoi primi passi dopo il diluvio universale. Questioni di rinascita quindi. Più affascinante può essere il discorso sulla svastica che Hitler elesse a simbolo dell’impero nazista. La simbologia Induista la vuole però rivolta in senso antiorario, ma questo simbolo possiede una tradizione molto più capillare: era conosciuta nel Nord America e nel Sud America, era chiamata “Croce di Thor” presso gli antichi pagani, ed era infine anche utilizzata dalla religione ebraica (!!). La svastica è quindi uno dei più antichi segni religiosi dell’umanità.
La creazione di un’elite occulta era per tanto un punto di partenza obbligato per le mire espansionistiche politiche e soprattutto culturali e spirituali tedesche. Nel caso specifico, il braccio destro di Hitler, Heinrich Himmler, si occupò di questi aspetti facendo adattare una vecchio castello nella Westfalia, e più precisamente a Wewelsburg, a sede della accademia della SS, che dal punto di vista architettonico richiama proporzioni e forme esoteriche. Questo quindi era il centro simbolico dell’impero Nazista e qui venivano compiute cerimonie in particolari periodi dell’anno (durante i solstizi per esempio) con varie ricorrenze numeriche (il numero 12). Proprio da questo punto il Nuovo Ordine nazista avrebbe compiuto i primi passi per la divulgazione essoterica dei principi ariani. Secondo la geomanzia, le linee energetiche terrestri che passano attraverso i territori tedeschi favorirebbero proprio il punto dove sorge il castello di Wewelsburg la cui forma ricorda quella di una freccia. Più precisamente il significato occulto di tale conformazione architettonica richiama la Lancia di Longino, l’arma del centurione romano che ferì il costato di Cristo morente sulla croce.
Nel progetto di Himmler, parallelo alla formazione dei soldati della SS, c’era quindi la formazione di un nucleo scelto di dodici fedelissimi generali (12 come gli apostoli ricordiamo) che praticavano la meditazione runica. Questa pratica consisteva nell’uso delle rune per un sistema di meditazione yoga che, incanalando le energie attraverso tutti gli organi più importanti, corrispondenti ciascuno a un particolare chackra, consentiva di raggiungere l’immortalità, lo stato di Superuomo. Un connubio fra riflessione pranayama e simbologia runica. In questa panreligione veniva anche enfatizzata l’esaltazione della natura in tutti i suoi aspetti, anche quella sessuale, e l’eredità ancestrale degli antiche popolazioni germaniche veniva assimilata attraverso gli stessi simboli pagani runici precristiani di morte e rinascita iniziatica. Ricordiamo ancora: questione di rinascita quindi; simbolica, fisica, spirituale e politica.
I fedelissimi di Himmler erano concepiti come uomini soldato (Superuomini) che ricordano i cavalieri teutonici e forse più da vicino, per altri aspetti, i Gesuiti. Insomma, un Nuovo Ordine cavalleresco religioso che praticava i propri riti nella cripta più a nord del Castello di Wewelsburg, chiamata guardacaso Walhalla, come il paradiso degli antichi guerrieri germanici.
Entrando maggiormente nello specifico mi soffermo ora sulla Thule, la più importante setta segreta del periodo nazista. Nata nel 1919 a Berlino, questa loggia offrì uomini, idee e simboli (la svastica) al nascente Partito Nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi guidata da Hitler. Il nome deriva, non a caso, dalla originaria patria della mitica razza degli Iperborei, e corrisponde all’Eden dell’età dell’oro delle antiche popolazioni germaniche. Thule era situata a nord, e proprio in quella direzione puntava la fortezza di Wewelsburg, come abbiamo precedentemente detto. All’Accademia del castello lo studio era rivolto principalmente alla ricerca del popolo degli Ariani, e proprio da questo punto partiva la caccia dei nazisti in diverse parti del mondo: dall’Antartide al Tibet, fino alla Piana di Giza. In Egitto, si dice, che Rommel fosse impegnato nella ricerca del mitico “Libro dei misteri di Thot” scritto da una popolazione pre-egiziana e collocato proprio nella Camera della Regina della Piramide di Cheope.
Le ricerche comunque erano rivolte anche verso altre obiettivi come per esempio l’Arca dell’Alleanza, il Santo Graal e tutti quei manufatti cristiani che si dice fossero entrati in contatto con Cristo. Infatti, secondo la loro visione del mondo, il figlio di Dio era uno dei rappresentanti della pura razza ariana e possedere una reliquia di tale genere significava per i nazisti entrare in diretto contatto spirituale con i loro degni e unici progenitori.
Anche questo è stato il nazismo.
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2 users commented in " Nazismo esoterico "
Follow-up comment rss or Leave a TrackbackCome Indiana Jones..
Vorrei solo segnalare a questo proposito l’ultimo albo di Martin Mystère, intitolato IL SOLE NERO (N°292). Lo sceneggiatore Carlo Recagno, sotto la supervisione di Alfredo Castelli, parla proprio di questi argomenti, rivisitandoli per ovvie esigenze narrativa. Un confronto può essere utile.
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