LucapqPrendiamola alla larga. È difficile parlare di una sceneggiatura se non ne sei l’autore. Hai davanti una sorta di feto, un organismo ancora in nuce, chiaro nelle sue potenzialità solo a chi l’ha creato. E non sono io. Prendiamola ancora più alla larga. Lucapq lo conosco da tanti anni ormai, ed è con molto orgoglio che prefaccio questa sua prima pubblicazione, una pubblicazione che è piaciuta non solo a me. Chissà perché me la figuro ortolaniana questa sceneggiatura. Ma ortolaniana alla 299+1, non certo ortolaniana alla Ratman. Perché in questo caso siamo davanti a suggestioni esistenziali, evocate dal soggetto stesso. Perché la vita di uno spermatozoo apre inevitabili scenari di riflessione. Magari non originali. Ma la vogliamo smettere di considerare l’originalità in termini classici? Qui si tratta di ricordarsi, ogni tanto, che una sveglia può cambiare una vita. In senso assoluto. Questo è il pregio della sceneggiatura di lucapq. Riprendere un allegorismo mitico, una modalità favolistica costellata di sprazzi quotidiani, reali, vivi. Con umorismo e autoironia, ma anche realismo e obbiettività.

La speranza ora, parlando di una creatura ancora in via di sviluppo, è di trovare un secondo padre, o una madre, va bene lo stesso, che offra quel che manca alle piccole “Vite da spermatozoo“, con coerenza e simmetria con quanto già sono. Speriamo accada presto. Perché anche l’aspetto conta, eccome.

Se volete capire di cosa sto parlando, scaricatevi il file dalla sezione download: tutto questo discorso non è altro che un suggerimento, una chiave descrittiva, o meglio, parzialmente riassuntiva. Ma ricordate sempre, oltre al 5 novembre, anche il fatto che entrambi ci prendiamo molto poco sul serio.

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