Ancora un brano della raccolta “Racconti udinesi”, progetto ipertrofico in continua evoluzione. Buona lettura, e fateci sapere..
Nel 1997 Francesco Ramini aveva 13 anni e studiava alla scuole medie Manzoni di piazza della libertà, nel pieno centro di Udine. A quei tempi si era ancora ben lontani dalla definizione di estese zone a traffico limitato, ma nonostante le auto soffocassero la piazza soprattutto all’orario di apertura e chiusura della scuola, i ragazzi a scuola ci andavano a piedi. Così faceva anche Francesco Ramini.
Diversamente da Francesco, Stefano Compagnon saliva sull’auto dell’avvocato Mario Compagnon, suo padre, praticamente tutte le mattine, per recarsi a scuola. Quel giorno, mentre apriva lo sportello dell’auto per scendere, aveva colpito in pieno Riccardo de Fazio che, con la bici nuova, comprata proprio il giorno prima, si stava recando al lavoro. Da qualche tempo Riccardo de Fazio aveva deciso, a causa del suo progressivo aumento di peso, di recarsi presso la banca Crup di via mercatovecchio, filiale dove si occupava di consulenze finanziarie, non più in auto, come aveva fatto negli ultimi cinque anni, ma in bicicletta, una bicicletta che avrebbe appositamente acquistato al Mercatone Zeta di Palmanova, cittadina dove abitava la madre, Caterina Faggiani in de Fazio, da cui si recava regolarmente a pranzo ogni domenica. Nel pomeriggio avrebbe approfittato dell’apertura domenicale per acquistare un modello di city-bike giallo e blu con cambio a 18 rapporti. Così in effetti aveva fatto proprio il giorno prima dello scontro con la portiera della Bmw 520 dell’avvocato Compagnon.
L’incidente aveva creato una serie di ritardi che avevano impedito a Riccardo de Fazio di recarsi al lavoro in orario e a Stefano Compagnon di arrivare a scuola per la prima ora di lezione durante la quale era prevista una verifica di matematica. Mario Compagnon invece sapeva che nessuno nello studio gli avrebbe fatto notare il ritardo. Consapevole di potersela sbrigare senza fretta e consapevole delle proprie conoscenze giuridiche, l’avvocato Compagnon aveva preso di petto il novello ciclista non appena questi si era rimesso in piedi, ma la sua manifesta arroganza e la remissività di Riccardo de Fazio avevano richiamato l’attenzione di un gruppo di studenti delle scuole superiori che firmandosi le giustificazioni autonomamente, avevano scoperto i benefici della maggiore età. I giovani, schieratisi col de Fazio, cercavano in maniera disorganizzata e chiassosa di farne valere le ragioni, mentre l’avvocato Compagnon, dimenticatosi del figlio che era rimasto seduto in auto, snocciolava le sue doti affabulatorie con scarso successo. Nel frattempo Stefano Compagnon pensava che oramai sarebbe arrivato con un discreto ritardo a scuola, sufficiente per evitare la verifica di matematica per la quale non si sentiva per niente preparato, avendo passato l’intero pomeriggio del giorno precedente a pensare al bacio con la lingua che si era scambiato con Beatrice Marisi, iscritta al primo anno dell’istituto alberghiero Stringher, dimenticandosi pertanto di studiare. Se suo padre non l’avesse messo in punizione per quel disguido col ciclista avrebbe telefonato nel pomeriggio a Beatrice e si sarebbero incontrati a pomiciare sulle panchine davanti al teatro San Giorgio anche quel giorno, pensava.Nel frattempo, il gruppo di studenti si era allargato, coinvolgendo altri ritardatari, ma si era diviso in due fazioni. Quella favorevole all’automobilista faceva capo a Claudio Giorgiutti, il quale, appassionato di auto, si sentiva sentimentalmente coinvolto dal danno subito dalla Bmw 520 dell’avvocato, e aveva così cominciato a insultare Andrea Gottardo, strenuo sostenitore dell’uso delle bici in città, che, com’è ovvio, parteggiava invece per il ciclista sovrappeso. La discussione aveva immediatamente coinvolto tutti gli studenti presenti, dando il via a una sorta di rissa da strada per cuori teneri. Intanto, Stefano Compagnon, abbandonati i propri sogni bagnati, era uscito dall’auto con l’intenzione di scusarsi con Riccardo de Fazio, ma aveva immediatamente ricevuto un pugno in pieno viso da uno dei partigiani del ciclismo in centro. Ciò aveva coinvolto nello scontro anche il padre che, dopo avere tentato di usare il cellulare per chiamare la polizia si era trovato a terra sotterrato da una pletora di mani studentesche pronte a tenerlo immobile. L’arrivo di una coppia di carabinieri di quartiere richiamati dal disordine non aveva fatto altro che complicare ulteriormente la questione, dal momento che, inascoltati, avevano iniziato a utilizzare i propri manganelli per disperdere i partecipanti. Alla vista dell’intervento poliziesco erano poi intervenuti altri giovani usciti dalle aule della scuola, che avevano prontamente bloccato a terra le forze fedeli nei secoli, ma si erano a loro volta fatti bersaglio di un lancio di ortaggi da parte di Anita Zorino, una pensionata che risiedeva in un appartamento del primo piano all’angolo di via Graziano, che all’urlo di “Andate a lavorare maleducati!” tentava di partecipare in maniera attiva all’avvenimento mondano. Proprio in quel momento, Francesco Ramini giungeva in ritardo all’ingresso della scuola, a causa di un appuntamento proprio con Beatrice Marisi, con la quale si era infrattato in vicolo dello schioppettino. Mentre correva per le scale incurante della gran confusione era scivolato sulla gradinata d’ingresso a causa della spinta subita da altri studenti che fuoriuscivano dalle aule ed era rotolato per qualche scalino. Tutto accadeva proprio mentre Antonio Facile, in pensione da due giorni, cercando un parcheggio per assistere alla laurea del figlio trentatreenne nella sede universitaria di Palazzo degli Antonini, distratto dalla caotica rissa sul piazzale, perdeva il controllo della propria vettura sulla rotonda del piazzale, rompendo la vetrina della nota osteria I Barnabiti, schiacciando contro il bancone il corpo di Beatrice Marisi, che, da poco lasciato Francesco stava bevendo un caffè prima di recarsi a scuola.









1 user commented in " Sappia il suo mattino di amore e lacrime "
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semplicemente stupendo…
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