00sclavi.jpgPer i ragazzi della Kappa Edizioni è recentemente uscito Archivio Zero: Tiziano Sclavi alla sceneggiatura e Paolo Morisi ai disegni. Per la gioia dei vecchi lettori del “Corriere dei ragazzi”, e per gli attuali appassionati di fumetti, viene riproposta in un unico volume l’eccentrica avventura della “Compagnia del tempo”.

Una storia fantarcheologica, pubblicata a partire dal numero 4 del gennaio 1977, dove la parola impossibile viene momentaneamente messa da parte. Sclavi, allora poco più che ventenne, e ancora prima di dare inizio alla sua fruttuosa collaborazione con la Bonelli, si diverte a portare i lettori a zonzo attraverso il tempo. Un misterioso Bibliotecario, una ladra internazionale, un cantautore e un agente segreto della Cia sono alla ricerca di niente meno che della verità, quella con la V maiuscola.

Nel centinaio di pagine a disposizione dalla coppia Sclavi & Morisi storia e mito si avviluppanoP1010044.JPG attorno alla realtà e alla leggenda: Stonehenge, Atlantide, Piramidi, astronavi e viaggi nel tempo, ovvero ciò che, più avanti nel tempo, appassionerà i cultori delle storie di Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini e del loro Martin Mystère. L’ipotesi di storia umana, molto poco accademica, rivisitata dall’autore, riecheggia tuttora in tutta la sua attualità: scritta verso la fine degli anni settanta, fra complotti (o presunti tali) e una politica che molto poco faceva alla luce del sole dove niente sembrava ciò che appariva, potrebbe benissimo essere stata pubblicata in uno attuale scenario post - undicisettembre in cui teorie complottistiche si diffondono con la stessa velocità della versione ufficiale. Nasce così l’esigenza di formulare controstorie arricchite sempre dei medesimi elementi, intelligenze extra-terrestri, uomini atlantidei, esseri giganti prediluviani et cetera et cetera, che solo le capacità dello sceneggiatore non banalizzano e non ridicolizzano motivi ormai forse un po’ troppo abusati. Dal canto suo Paolo Morisi passa senza troppi fastidi dagli scenari onirici del Monte Olimpo alla piana di Giza fino alla rappresentazioni di tecnologie pseudo-futuristiche

La sensazione iniziale resta comunque quella del poco spazio a disposizione e della tanta carne al fuoco nel realizzare il tentativo di tracciare quel sottile filo invisibile che unisce millenni di storia umana e aliena, alla ricerca di una matrice comune, un inizio che possa spiegare, ovviamente, anche la fine: quell’alpha e quell’omega che ritorneranno successivamente anche in Dylan Dog. Novanta pagine sembrano poche per una narrazione dal respiro così universale, ma sono sicuramente sufficienti per imbastire una genuina avventura, pura e semplice, senza dover necessariamente incappare e scadere in nozionismo storiografico ben poco stimolante per la fantasia del lettore.

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